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Innocenzo Manzetti Il telefono
Il telegrafo parlante o vocale Nonostante le sue
molteplici e straordinarie creazioni, è indiscutibile che la maggiore
invenzione di Manzetti sia stata l'apparecchio telefonico (vedi figura).
E' difficile accertare con precisione quando il genio valdostano abbia
iniziato le ricerche e le sperimentazioni scientifiche atte a scoprire un
mezzo per comunicare a distanza. La sua ricerca era sicuramente
indirizzata ad instaurare delle funzioni vocali al "suonatore di flauto".
Quest'opera lo aveva sempre affascinato e l'eventualità di riuscire a
comunicargli la parola a distanza gli rubava gran parte delle sue energie
di ricerca. Non è azzardato comunque risalire al 1844 allorché, all'età di
18 anni, cominciò a fare i primi esperimenti in merito alla trasmissione
del suono attraverso la materia.
La "prima telefonata" Il fratello raccontò ciò che accadde
nel 1850: (...) un giorno divertendoci facemmo uno scherzo ad un nostro
nipotino. Per fargli paura gridammo in un cappello a gibus e,
avvicinandolo alla guancia del bambino, questo urlò che il cappello gli
aveva solleticato il viso. Allora provammo a parlare tra i denti e ci
accorgemmo che il fondo del cappello vibrava ugualmente. A tale proposito
decidemmo di fissare al cappello una cordicella. Uno teneva la corda fra i
denti e l'altro parlava nel cappello finché la vibrazione arrivò fino alla
bocca. Attaccammo poi un altro cappello ad una corda molto lunga e,
piazzandoci uno in giardino e l'altro in balcone e comunicando, ci
accorgemmo che la voce risultava molto chiara. Utilizzammo più volte
questo fenomeno per fare degli scherzi ai nostri amici. Mio fratello aveva
un teschio. Decapitammo un burattino e mettemmo il teschio, munito di un
berretto bianco, al posto della testa; il burattino fu piazzato contro la
parete di un corridoio buio e vicino alla sagoma posammo sul bordo di una
panca un altro cappello. Il gioco consisteva nell'invitare il più
coraggioso di tutti a raggiungere, durante la notte, il manichino, tirare
la cordicella che comunicava con la camera posta al piano inferiore.
Tirata la cordicella veniva pronunciata con voce rude la frase "Che cosa
fai là ?!" Chi s'imbatteva in ciò, non vedendo altro che un cappello, si
spaventava e impaurito scappava a gambe levate. Tempo dopo, volendo
rendere il gioco più interessante, lo rimpiazzammo impiantando due specie
di contenitori svasati assieme ad una pergamena tesa da un cerchio di
ferro bianco. Provammo tale meccanismo utilizzando anche il cartone al
posto della carta pecora. Lo strumento fu sperimentato dal pioppo sito nei
pressi del Seminario dei Cappuccini alla Porta Pertuise, separati da una
distanza superiore ai 600 metri.
I successivi esperimenti... Gli anni che intercorsero tra il
1849 (anno a cui risale una memoria scritta di Manzetti sulla trasmissione
a distanza) e la presentazione ufficiale del suo prototipo furono dedicati
ad un profondo studio dei fenomeni legati all'elettricità. Manzetti scoprì
probabilmente per caso l'elettricità, allorquando si accorse che,
collegando un magnete (posto all'interno di un bicchiere che, rivestito di
cartapecora, aveva adattato a cornetta) ad un misuratore d'intensità
elettrica (galvanometro) tramite un filo di rame, la sua voce, seppure per
un breve momento, riusciva a far muovere l'ago dello strumento. Ripetendo
l'esperimento senza la calamita, si accorse che l'ago si muoveva in senso
inverso. Nella successiva sperimentazione Manzetti pose sopra la cornetta
due fili di rame rivestiti di seta e collegati l'uno ad un galvanometro,
l'altro ad una pila. Ciò confermò la presenza di cariche elettriche
positive o negative a seconda che il circuito creato fosse interrotto o
chiuso. Grazie a questo tipo di sperimentazione il Manzetti prese notevole
confidenza con quelle che alcuni anni prima erano state definite leggi
dell'induzione elettromagnetica. Tali scoperte permisero all'inventore di
proseguire nelle sue ricerche e di approdare al primo rudimentale
apparecchio telefonico. Nel 1861 riuscì a trasmettere distintamente un
discorso e un brano musicale sino a due chilometri di distanza. (...)
"Dopo replicati esperimenti egli accertò che una corrente elettrica,
propagandosi sopra un filo metallico, esercita sopra un altro filo, posto
in prossimità, ed in stato neutro, un'azione che genera in quest'ultimo
una corrente momentanea in direzione opposta alla corrente eccitatrice; in
altri termini, il Manzetti scoprì la corrente che i dotti definirono
elemento induttore e la sua influenza sul corpo indotto. Egli accertò
altresì che, se invece di avvicinare o allontanare la calamita dal centro,
si reagisce sui poli di quella con una armatura di ferro, si possono
parimente ottenere delle correnti indotte. A quest'armatura collocò una
lamina di ferro e questa vibrava per l'influenza di un suono. Le correnti
indotte erano ondulatorie, quindi atte alla trasmissione della parola.
Continuando gli esperimenti col suo automa si accorse che i movimenti
ondulatori andàvano avanti a qualche distanza. Il telefono era inventato."
(...)
San Tommaso... Grazie all'estratto di uno scritto del
canonico Bérard è possibile risalire agli anni che impegnarono Manzetti
nella realizzazione del suo apparecchio telefonico. (...) "Nel 1863 o
1864, mi fece parte dell'idea che aveva di trasmettere la parola parlata
per mezzo del telegrafo. Mi ricordo allora di avergli detto qualche parola
di sfiducia e di aver aggiunto il rimprovero che gli rivolgevo sovente, di
voler iniziare molte cose e di non portare nulla a termine. "Ebbene!
Vedrai se non ci riesco" mi disse. Nel 1864, mi fece vedere un prototipo
di una macchina per trasmettere i suoni attraverso il telegrafo. "Quando
riuscirai con la tua macchina a farmi sentire un suono qualunque ad una
certa distanza, mi premurerò di parlarne nei giornali". All'epoca ero
redattore di alcuni giornali della Valle d'Aosta: "L'Indépendant" e la
"Feuille d'Aoste". Prima dell'anno 1865 Manzetti ottenne ciò che mi aveva
promesso, cioè di trasmettere con l'elettricità la parola a distanza. Mi
venne a cercare in casa e mi disse: "Vieni a vedere, Tommaso, non hai
visto, ma vieni a toccare con dito" (...). Dalla lettera del canonico
Bérard - della quale non si conoscono né la data, né il destinatario - si
possono trarre alcune conferme: innanzitutto il canonico Bérard non
incoraggiava troppo il suo amico; inoltre - dato molto più importante -
viene ribadito sia l'uso dell'elettricità (confermando quindi l'invenzione
del telefono elettrico), sia la data della definitiva ultimazione
dell'apparecchio: il 1864.
Edouard, ci senti? Anche la parte successiva della lettera è
molto importante. Manzetti aveva realizzato un apparecchio molto semplice:
due specie di cornette, ricoperte da un diaframma in cartapecora e
collegate tra loro da un filo metallico. L'inventore consegnò all'amico
Bérard una delle due estremità e gli chiese di allontanarsi di almeno 5 o
6 metri, quindi gli consigliò di avvicinare lo strumento all'orecchio e
cominciò a parlare dentro il proprio cornetto. (...)"Mi disse tante
cose di cui non ho conservato il ricordo, ma ne rammento una: "Edouard, ci
senti?" (...)
Descrizione del telefono Dopo la morte dell'inventore, nei
suoi manoscritti fu rinvenuta la descrizione del suo rivoluzionario
strumento stilata da un suo amico, il dottor Pierre Dupont, Maggiore
medico dell'esercito sardo: Il telegrafo parlante era composto da un
cornetto a forma di imbuto nel quale si trovava una lamina di ferro (una
piastrina molto sottile) piazzata trasversalmente. Questa lamina vibrava
facilmente sotto l'impulso delle onde sonore provenienti dal fondo
dell'imbuto. Nel cornetto trovava posto anche un ago magnetizzato infilato
in una bobina, posizionato verticalmente rispetto alla lama vibrante e
vicino a questa. Dalla bobina partiva un filo di rame avvolto nella seta
il cui secondo capo si collegava ad una bobina piazzata in un apparecchio
identico a quello già descritto. Da quest'ultimo partiva un ulteriore filo
elettrico che andava a collegarsi al primo. Dunque, se in prossimità della
lama del cornetto si emetteva un suono, questo suono era subito riprodotto
dalla lama dell'altro cornetto. La comunicazione tra le lame delle due
cornette avveniva in forza di un principio che le vibrazioni di una lama
di ferro davanti al polo di un pezzo di ferro magnetizzato determinano
delle correnti elettriche che durano quanto dura la vibrazione della lama.
In poche parole le onde sonore prodotte dalla voce, il suono, in un
cornetto si trasformano nell'apparecchio in onde elettriche e ridiventano
onde sonore nell'altro cornetto.
La notizia della nuova invenzione La notizia della nuova
invenzione fece grande scalpore ad Aosta. Nei giorni successivi alla
scoperta fu un accorrere di amici e conoscenti a casa di Manzetti, tutti
curiosi e desiderosi di provare il rivoluzionario apparecchio. Dapprima
furono sperimentati collegamenti tra il giardino e la casa dell'inventore
o tra una casa e l'altra, in seguito le sperimentazioni permisero la
trasmissione della voce da una sponda all'altra del fiume Dora Baltea.
Ovviamente i primi giornali a parlare della scoperta furono quelli
valdostani, seguiti ben presto dalla carta stampata nazionale ed
internazionale. Ad Aosta, il 29 giugno 1865, "l'Indépendant" si
pronunciava così (il redattore dell'articolo fu probabilmente lo stesso
canonico Bérard): Il signor Vincenzo Manzetti, di cui abbiamo avuto
più volte occasione di parlare, ci ha informati di un'applicazione assai
sorprendente del filo telegrafico. Dei suoni prodotti da una apparecchio
alla stazione di partenza possono riprodursi alla stazione di arrivo; per
mezzo di questo strumento si potrà un giorno parlare da Aosta a Torino, a
Parigi, a Londra, ecc... Questo è il problema che Manzetti si propone di
risolvere. Alcuni esperimenti ci sono parsi fattibili sebbene ancora
imperfetti. Coloro che conoscono il genio e la perseveranza del nostro
compatriota si convinceranno che non si fermerà a questo. Dal canto
nostro, ne abbiamo la certezza, il signor Manzetti riuscirà nella sua
impresa, e legherà il suo nome alla scoperta più sorprendente del nostro
secolo. Bérard, la cui diffidenza continuava ad impedirgli di
credere nell'abilità dell'amico, non si smentiva affatto. Egli, benché
avesse riportato la notizia dell'invenzione, non solo non si lanciò a
descriverne il funzionamento, ma sembrò quasi voler porre dei dubbi sulla
piena riuscita dell'invenzione stessa. Dichiarazioni quali "Questo è il
problema che Manzetti si propone di risolvere." oppure "...il
signor Manzetti riuscirà nella sua impresa..." sembrano confermare
l'incredulità, la poca fiducia e l'estrema diffidenza di Bérard. Per il
religioso sembra quasi che Manzetti non avesse realizzato che un
rudimentale e malfunzionante prototipo. Ciò comunque non impedì affatto
che la notizia circolasse. Quest'ultima infatti non rimase confinata tra i
monti della Valle d'Aosta, perché venne infatti immediatamente riportata
per esempio dal quotidiano politico-economico "Corriere di Sardegna" in
data 18 luglio 1865. La settimana successiva si espresse inoltre il
periodico bolognese "L'Arpa" che, nel numero del 24 luglio 1865, in un
articolo intitolato "L'uomo automa e il telegrafo musicante"
enunciava: Altra meraviglia che vince il cavallo di Vienna si è
quella del suonatore automa inventato e costruito da signor Manzetti di
Aosta. Esso non soltanto si alza, si siede, volge le braccia, muove occhi
e membra, apre e chiude la bocca, saluta, ma, mercè un tubo di gomma
elastica ripieno di aria compressa, dà persino le pulsazioni del polso. Il
meccanismo è così nuovo e bene inteso che lo stesso professor Matteucci ne
rimase stupito. Messo in comunicazione con un "armonium" il nostro
suonatore di carta pesta alza il suo strumento e con mirabile precisione
ripete tutte le suonate con tale grazia, inflessione di voci, e
chiaroscuri, da destare in chichessia indefinibile meraviglia. Ma non è
tutto; ché il bravo Manzetti che raccomandiamo al Governo per un posto di
insegnamento di meccanica, ha trovato il modo di trasmettere per mezzo del
telegrafo elettrico i suoni musicali; ed è già a buon punto, specialmente
per le parole di suono accentato vibrato di trasmetter da luogo a luogo
tutto intero l'umano linguaggio. Successivamente, dal settimanale
"Feuille d'Aoste" del 22 agosto 1865, arrivarono le seguenti
considerazioni: Il signor Manzetti e il telegrafo Alcuni meccanici
inglesi, ai quali il signor Manzetti ha recentemente svelato il suo
segreto per trasmettere la parola per mezzo del filo telegrafico, si
propongono di applicare questa invenzione ai telegrafi privati, l'uso dei
quali è molto diffuso in Inghilterra. A Londra, per esempio, ci sono
alberghi dove il servizio è diretto per mezzo del telegrafo. Con la
scoperta del signor Manzetti, questo servizio si farà più facilmente e più
prontamente. Noi non dubitiamo che un giorno questo ingegnoso procedimento
sarà applicato alle grandi linee telegrafiche e che l'ufficio
dell'ufficiale del telegrafo diventerà una sala di conversazione. Sia
questo giorno più o meno lontano, non è meno vero l'affermare che il nome
del nostro compatriota merita fin da oggi di essere annoverato nella serie
di uomini che hanno fatto progredire, in questo secolo, le arti e
l'industria. Lo sarà senza dubbio, ma noi lo diciamo con amaro
rincrescimento, questa sarà probabilmente la sola ricompensa riservata al
signor Manzetti. Non sarebbe stato probabilmente così se il signor
Manzetti fosse stato in altri paesi, dove i titoli di ministro della
pubblica istruzione, di ministro dell'agricoltura, del commercio, delle
arti e dell'industria, non sono vani e menzogneri come in Italia, ma
significano incoraggiamento e vera protezione della scienza e delle
arti.
A cura di: Centro Studi de Tillier,
viale Federico Chabod, 62 - 11100 Aosta - Italy.
Disegno
che propone la "cornetta" telefonica
inventata dal Manzetti e presentata al pubblico nel
1865
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